RASSEGNA STAMPA S.

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PAESI DELLA LEGA ARABA

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La differenza tra propaganda e istruzione viene spesso così definita: la propaganda impone all’uomo ciò che deve pensare, mentre l’istruzione insegna all’uomo come dovrebbe pensare. (Sergej Hessen)

sabato 11 aprile 2026

HORMUZ, NUOVA ERA DI CONTROLLO - LO STRETTO: AGGIORNAMENTO DEL 10 04 2026 (2026)


Lo Stretto di Hormuz non è chiuso. Eppure non è neppure aperto. Si colloca in quella zona intermedia, opaca, che la geopolitica conosce bene: lo spazio in cui la norma giuridica sopravvive formalmente mentre la realtà operativa la svuota dall’interno. Oggi Hormuz appare come un corridoio attraversabile solo a determinate condizioni. Non esiste un divieto dichiarato, ma esiste un filtro. Non vi è interdizione ufficiale, ma vi è selezione. Le navi passano, ma non tutte. E soprattutto non liberamente. In questa ambiguità si misura la trasformazione di uno dei principali choke point energetici globali (ovvero un punto di passaggio obbligato e ristretto) in uno strumento attivo di pressione politica. L’Iran ha progressivamente abbandonato la retorica del blocco totale - troppo costosa, troppo rischiosa sul piano militare - per adottare una strategia più sofisticata: il controllo selettivo dei flussi. In questo modo conserva la leva senza attivare automaticamente una risposta internazionale su larga scala. È una forma di potere che non si manifesta nella chiusura, ma nella capacità di decidere chi passa e a quali condizioni. Una sovranità esercitata non sul territorio, ma sul movimento. La tregua tra Stati Uniti e Iran, che pure ha ridotto l’intensità dello scontro, non ha restituito normalità allo stretto. Ha semplicemente congelato il conflitto in una forma più gestibile. Le petroliere continuano ad attendere. Le compagnie valutano. Gli assicuratori alzano i premi. La circolazione non si interrompe, ma rallenta fino quasi a immobilizzarsi. È la logica della frizione controllata: non bloccare, ma rendere costoso attraversare. In questo scenario, il diritto internazionale resta sullo sfondo, evocato ma non determinante. Il principio di libertà di transito negli stretti internazionali continua a essere formalmente valido, ma viene reinterpretato nei fatti attraverso pratiche di controllo, deterrenza e negoziazione implicita. La norma non scompare ma viene assorbita dalla dinamica di potere. Il risultato è un equilibrio instabile, in cui nessuno attore ha interesse immediato a rompere definitivamente la situazione, ma nessuno è in grado di riportarla alla normalità. Hormuz diventa così non solo un passaggio geografico, ma un dispositivo politico: un luogo in cui il flusso delle merci coincide con il flusso delle relazioni di forza. Ed è forse questo il dato più rilevante. La crisi dello stretto non consiste tanto nella possibilità che venga chiuso, quanto nel fatto che possa restare indefinitamente in questa condizione intermedia. Perché è proprio qui, nella soglia tra apertura e blocco, che si esercita oggi il potere più efficace: quello che non impedisce, ma condiziona. Roberto Rapaccini

 

Podcast: HORMUZ: NUOVA ERA DI CONTROLLO - LO STRETTO: AGGIORNAMENTO DEL 10 04 2026