RASSEGNA STAMPA S.

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PAESI DELLA LEGA ARABA

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TESTO SC.

La differenza tra propaganda e istruzione viene spesso così definita: la propaganda impone all’uomo ciò che deve pensare, mentre l’istruzione insegna all’uomo come dovrebbe pensare. (Sergej Hessen)

venerdì 2 ottobre 2026

BRASILE AL VOTO: ECONOMIA, RELIGIONE E POTERE. UNA SFIDA CHE RIGUARDA ANCHE IL MONDO (2026)




Domenica 4 ottobre il Brasile sceglierà il presidente della Repubblica, i governatori e i rappresentanti delle assemblee legislative. Saranno rinnovati tutti i 513 seggi della Camera federale e 54 degli 81 del Senato. Se nessun candidato alla presidenza supererà la metà dei voti validi, il ballottaggio si terrà il 25 ottobre. È una consultazione che riguarda contemporaneamente il governo, gli equilibri istituzionali e il ruolo internazionale del maggiore Paese dell’America Latina. I principali protagonisti sono Luiz Inácio Lula da Silva, presidente uscente del Partito dei lavoratori, e Flávio Bolsonaro, senatore del Partito liberale e figlio dell’ex presidente Jair, escluso dalla competizione. Flávio propone il ritorno del bolsonarismo e ha promesso di concedere la grazia al padre, condannato per il tentativo di rovesciare l’esito delle elezioni del 2022. La vicenda resta quindi parte della contesa politica e istituzionale. Lula conserva un vantaggio nelle rilevazioni sul primo turno, ma l’esito finale resta aperto. Il Datafolha diffuso il 1º ottobre gli attribuisce il 45% dei voti validi, contro il 40% di Flávio. Nella simulazione del ballottaggio i valori sono invece 48% e 45%, con un margine d’errore dichiarato di due punti. Altri istituti descrivono un confronto ancora più ravvicinato. Bisogna distinguere i voti validi dalle intenzioni di voto totali ed evitare di leggere piccole oscillazioni come svolte decisive: i sondaggi fotografano una situazione, non anticipano il risultato. Il costo della vita, l’indebitamento delle famiglie e la sicurezza rimangono questioni centrali. Nella fase conclusiva Lula ha annunciato il divieto delle attività di scommessa online e un nuovo programma di alleggerimento dei debiti familiari. Sono interventi presentati come protezione sociale, ma la loro vicinanza al voto alimenta anche il confronto sull’impiego elettorale delle politiche pubbliche. Per chi vincerà, il problema dei conti pubblici resterà impegnativo. Reuters segnala che entrambe le campagne discutono misure per stabilizzare il debito, evitando però di spiegare pienamente le scelte più impopolari. La differenza fra le promesse e le decisioni concrete sarà uno dei primi criteri con cui giudicare il prossimo governo. Sul terreno della sicurezza, la questione supera la repressione della criminalità. Le autorità cercano di impedire che organizzazioni criminali influenzino la competizione attraverso candidati sospettati di legami con esse. Contrastare queste infiltrazioni richiede verifiche rigorose: un sospetto non equivale a una responsabilità accertata e il diritto di difesa rimane parte della regolarità democratica. Anche il caso Banco Master pesa sulla campagna e sulla fiducia nelle istituzioni. Le indagini hanno portato alla luce riferimenti a esponenti politici e magistrati. Il 2 ottobre il presidente del Supremo Tribunale federale, Edson Fachin, ha annunciato un incontro con la Polizia federale per acquisire informazioni sulle menzioni dei giudici nelle conversazioni emerse. Essere citati in un messaggio non dimostra, da solo, un illecito; la portata delle responsabilità resta da accertare. Il mancato confronto televisivo finale ha lasciato meno spazio alla discussione diretta dei programmi. Il dibattito previsto da TV Globo il 1º ottobre è stato cancellato dopo la rinuncia di entrambi i principali candidati, in un contesto complicato anche da decisioni giudiziarie sulle modalità dell’evento. La campagna si è così affidata ancora di più a comunicazioni separate, podcast e reti digitali. La dimensione religiosa merita particolare attenzione. Secondo il censimento del 2022, i cattolici costituiscono il 56,7% della popolazione dai dieci anni in su, gli evangelici il 26,9% e le persone senza religione il 9,3%. Sono dati demografici, non percentuali dell’elettorato del 2026: documentano però un Brasile ancora prevalentemente cattolico, nel quale il pluralismo religioso è cresciuto sensibilmente. Nel Datafolha del 1º ottobre Lula raccoglie il 50% delle intenzioni di voto al primo turno fra i cattolici, mentre Flávio raggiunge il 52% fra gli evangelici. Sono differenze rilevanti, ma non autorizzano a parlare di comunità compatte. Inoltre, le stime sui sottogruppi hanno un’incertezza maggiore di quella riferita al campione nazionale. Le chiese evangeliche dispongono di reti comunitarie, mezzi di comunicazione e rappresentanti politici capaci di incidere sulla formazione delle opinioni. Sarebbe però riduttivo immaginare che i fedeli eseguano semplicemente le indicazioni dei pastori. Una ricerca Iser/Quaest, illustrata da Agência Brasil il 30 settembre, rileva un’ampia opposizione alle campagne dentro i luoghi di culto e alle indicazioni di voto dei religiosi. La fede influenza valori, identità e relazioni di fiducia, che si intrecciano con reddito, territorio ed esperienze personali. Va precisato anche il rapporto con gli Stati Uniti. Alcune correnti hanno radici missionarie nordamericane, mentre altre importanti chiese sono nate in Brasile e hanno costruito una propria capacità organizzativa e internazionale. Le affinità con il conservatorismo statunitense non dimostrano, da sole, una direzione esterna delle scelte dei fedeli. Anche il mondo cattolico contiene sensibilità politiche diverse. La Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile richiama la partecipazione responsabile, la dignità umana e il bene comune, senza sostenere ufficialmente partiti o candidati. Il vantaggio di Lula fra gli elettori cattolici non va quindi confuso con un’investitura della Chiesa. Le tensioni intorno a Nossa Senhora Aparecida, patrona del Brasile, mostrano quanto i simboli religiosi possano essere sfruttati. Le verifiche di Comprova hanno ricostruito la falsa associazione fra Flávio e un vecchio progetto, archiviato, relativo al titolo della patrona. Sono state smentite anche pubblicazioni che attribuivano a Lula l’introduzione obbligatoria di lezioni di umbanda e candomblé nelle scuole. Questi episodi mostrano come la paura religiosa possa sostituire il confronto sulle proposte. Il quadro comprende inoltre lo spiritismo, particolarmente radicato in Brasile. Nella nota elettorale del 26 agosto, l’Unione delle società spiritiste dello Stato di San Paolo ha difeso il carattere apartitico delle istituzioni e la libertà individuale di scelta. Ha anche invitato a non usare comunicazioni medianiche o presunti messaggi spirituali per legittimare candidati. È una posizione significativa sul rapporto fra coscienza religiosa e responsabilità politica, senza pretendere di rappresentare il voto di tutti gli spiritisti.

Per le comunità di umbanda, candomblé e altre tradizioni afrobrasiliane, assumono particolare rilievo la libertà di culto, il contrasto all’intolleranza e la rappresentanza. Un’inchiesta di Agência Brasil raccoglie la denuncia di praticanti e studiosi che si sentono poco considerati dalle campagne. La loro consistenza numerica è inferiore a quella delle comunità cristiane, ma la tutela dei loro diritti è una misura concreta del pluralismo democratico. La posta internazionale è altrettanto rilevante. Lula propone di proseguire una politica di autonomia, multilateralismo e rapporti con i Brics, il raggruppamento di economie emergenti del quale il Brasile è membro fondatore. Flávio guarda con maggiore favore a Washington e alle reti conservatrici internazionali. La Cina, tuttavia, resta un interlocutore economico essenziale: le preferenze ideologiche di qualunque governo dovranno confrontarsi con gli interessi commerciali del Paese. Le tensioni con gli Stati Uniti, anche sui dazi, hanno dato spazio al tema della sovranità. Il 2 ottobre Washington ha sospeso i servizi consolari in Brasile per ragioni di sicurezza non precisate pubblicamente. La misura è confermata; il suo significato politico non lo è. Non costituisce, da sola, una prova di interferenza nelle elezioni. L’Amazzonia conferisce infine al voto una portata mondiale. Lula rivendica la riduzione della deforestazione e gli impegni climatici, ma il suo bilancio presenta anche la contraddizione dell’espansione petrolifera. Flávio promette di combattere la deforestazione illegale, mentre le sue posizioni sulla regolazione ambientale sollevano preoccupazioni. Il giudizio dovrà riguardare gli strumenti effettivi di controllo, le risorse e la protezione delle comunità indigene. Qualunque sia il vincitore, il Congresso condizionerà la possibilità di governare. Il Senato avrà inoltre un ruolo decisivo nella conferma delle nomine istituzionali. Come osservano gli analisti dell’Atlantic Council, una vittoria presidenziale non garantisce automaticamente una maggioranza parlamentare: il futuro governo dovrà costruire accordi fra forze eterogenee. La mia valutazione è che questa elezione misurerà insieme la domanda di sicurezza economica, la forza del bolsonarismo e la capacità delle istituzioni di reggere una polarizzazione profonda. La religione contribuisce a formare le scelte, ma non le determina interamente. Dopo il voto conteranno anche l’accettazione dei risultati, la qualità delle alleanze e la capacità di trasformare la vittoria in un governo responsabile.

 R.R.

 Fonti principali: Tribunal Superior Eleitoral; Datafolha/Folha de S.Paulo, rilevazione del 29 settembre–1º ottobre; Reuters e Associated Press; IBGE, censimento 2022; Agência Brasil; Comprova/UOL; Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile; Unione delle società spiritiste dello Stato di San Paolo; Atlantic Council.

Clicca qui – https://youtu.be/LCps-oUE9Bk