RASSEGNA STAMPA S.

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• Il Passato sarà un buon rifugio, ma il Futuro è l'unico posto dove possiamo andare. (Renzo Piano) •

PAESI DELLA LEGA ARABA

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TESTO SC.

La differenza tra propaganda e istruzione viene spesso così definita: la propaganda impone all’uomo ciò che deve pensare, mentre l’istruzione insegna all’uomo come dovrebbe pensare. (Sergej Hessen)

giovedì 24 settembre 2026

IRAN: PERDERE LA GUERRA MILITARE E VINCERE QUELLA GEOPOLITICA? (2026)


L’Iran potrebbe uscire dal conflitto militarmente indebolito ma ancora capace di condizionare gli equilibri regionali. Il punto è che distruggere infrastrutture e ridurre capacità offensive non equivale automaticamente a conseguire una vittoria politica. Se l’obiettivo degli avversari è costringere Teheran alla resa strategica, la sopravvivenza del sistema e dei suoi strumenti di pressione segnala un risultato incompleto. La strategia iraniana punta proprio su questa distanza: resistere e rendere il proseguimento della guerra abbastanza costoso da spingere gli avversari al compromesso. Il confronto si estende così dal terreno militare alla sostenibilità economica e politica del conflitto. Hormuz è il principale strumento di questa pressione. La possibilità di compromettere la sicurezza della navigazione permette a Teheran di trasferire parte dei costi della guerra sull’economia internazionale. Il 22 settembre Reuters ha riferito la disponibilità, espressa da un alto funzionario iraniano a riaprire lo stretto in cambio della riduzione della pressione militare americana e della revoca del blocco dei porti iraniani. Una proposta negoziale ancora lontana da un accordo. L’eventuale guadagno geopolitico consisterebbe nell’obbligare gli altri attori a riconoscere che la sicurezza del Golfo richiede anche un’intesa con l’Iran. Teheran potrebbe conservare un potere di condizionamento pur disponendo di minori risorse militari. Ma questa prospettiva presenta un rischio: i Paesi minacciati potrebbero rafforzare le difese, stringere nuove alleanze e sviluppare rotte alternative, riducendo progressivamente la propria vulnerabilità. Soprattutto occorre distinguere la sopravvivenza del regime dal successo del Paese. Un potere politico può restare in piedi mentre la popolazione si impoverisce e le prospettive di sviluppo arretrano. Definire tutto questo una vittoria significherebbe ignorarne il prezzo. L’ipotesi di un successo geopolitico iraniano resta quindi aperta. Sarà fondata soltanto se Teheran riuscirà a trasformare la resistenza in concessioni durature, maggiore sicurezza e recupero economico. Altrimenti avrà solo impedito agli avversari di vincere pienamente. Roberto Rapaccini