RASSEGNA STAMPA S.

RASSEGNA STAMPA S.
Clicca sull'immagine
• Il Passato sarà un buon rifugio, ma il Futuro è l'unico posto dove possiamo andare. (Renzo Piano) •

PAESI DELLA LEGA ARABA

PAESI DELLA LEGA ARABA

TESTO SC.

La differenza tra propaganda e istruzione viene spesso così definita: la propaganda impone all’uomo ciò che deve pensare, mentre l’istruzione insegna all’uomo come dovrebbe pensare. (Sergej Hessen)

venerdì 31 luglio 2026

I PERSONAGGI CHE MAGGIORMENTE POSSONO INFLUIRE SULLA PACE MONDIALE (2026)



 

Quando si parla dei personaggi che maggiormente possono influire sulla pace mondiale, è importante evitare una semplificazione tanto diffusa quanto fuorviante: la storia non è il prodotto della volontà di un solo uomo. Le guerre e le paci nascono dall'intreccio di interessi economici, rivalità geopolitiche, alleanze militari, ideologie, risorse energetiche, identità nazionali e fattori culturali. Eppure esistono figure che, per il ruolo che ricoprono o per l'autorità che esercitano, possono orientare gli eventi più di altre. Alcune dispongono di eserciti e arsenali nucleari, altre di immense risorse economiche, altre ancora di un'autorità morale capace di influenzare milioni di persone. È in questa prospettiva che si possono individuare i protagonisti destinati a incidere maggiormente sugli equilibri del nostro tempo. Il presidente degli Stati Uniti occupa inevitabilmente una posizione centrale. Gli Stati Uniti rimangono la principale potenza militare del pianeta, guidano la NATO, possiedono una rete globale di alleanze e mantengono una capacità di intervento senza eguali. Donald Trump interpreta questo ruolo con uno stile fortemente personale. I suoi sostenitori vedono nella sua imprevedibilità uno strumento di deterrenza e di negoziazione; i suoi critici ritengono invece che decisioni improvvise, dichiarazioni estemporanee e una diplomazia fortemente personalizzata possano aumentare il rischio di incomprensioni e di escalation nelle crisi internazionali. In ogni caso, poche figure politiche dispongono oggi di una capacità di incidere sugli equilibri mondiali pari a quella del presidente americano. Accanto a lui vi è Vladimir Putin. La guerra in Ucraina ha riportato il conflitto armato su larga scala nel cuore dell'Europa e ha riaperto una contrapposizione strategica tra Russia e Occidente che sembrava appartenere al passato. Putin guida una delle maggiori potenze nucleari del mondo e considera essenziale preservare la sicurezza e l'influenza geopolitica della Russia. Le sue decisioni possono favorire tanto una prosecuzione del confronto quanto un eventuale negoziato. Per questa ragione continua a rappresentare uno degli attori decisivi per il futuro della sicurezza europea e mondiale. Xi Jinping esercita un'influenza meno appariscente ma altrettanto determinante. La Cina è ormai una superpotenza economica, tecnologica e militare, destinata a confrontarsi sempre più direttamente con gli Stati Uniti. La questione di Taiwan, le tensioni nel Mar Cinese Meridionale, la competizione per le tecnologie avanzate e il controllo delle principali rotte commerciali fanno del rapporto tra Pechino e Washington uno dei cardini della politica internazionale del XXI secolo. La prudenza dimostrata finora dalla leadership cinese non elimina il fatto che eventuali decisioni riguardanti Taiwan potrebbero avere conseguenze di portata globale. In Medio Oriente il ruolo di Benjamin Netanyahu rimane centrale. Israele rappresenta uno dei principali attori strategici della regione e il suo governo è direttamente coinvolto nelle crisi con Hamas, Hezbollah e Iran. Per molti cittadini israeliani Netanyahu costituisce una garanzia di sicurezza; per altri osservatori, invece, la prevalenza della dimensione militare su quella politica rischia di rendere più difficile una stabilizzazione duratura dell'area. Le sue decisioni influenzano non soltanto il futuro del conflitto israelo-palestinese, ma anche gli equilibri dell'intero Medio Oriente. Speculare, per importanza strategica, è il ruolo della Guida Suprema della Repubblica Islamica dell'Iran e della leadership iraniana. L'Iran considera il proprio sistema di alleanze regionali uno strumento essenziale di difesa e di deterrenza, mentre Israele e numerosi Paesi occidentali lo interpretano come un fattore di destabilizzazione. Il programma nucleare, il sostegno ai gruppi alleati e la competizione con Israele e con gli Stati Uniti rendono Teheran uno dei principali centri della tensione internazionale. Anche in questo caso, le scelte della leadership iraniana possono orientare il sistema regionale verso un progressivo irrigidimento oppure verso una graduale distensione. Kim Jong Un continua a rappresentare una variabile importante nello scenario asiatico. La Corea del Nord possiede armi nucleari e sviluppa costantemente nuove capacità missilistiche. Pur essendo una potenza relativamente limitata sul piano economico, dispone di strumenti militari sufficienti a provocare crisi di rilevanza internazionale. Il mantenimento della deterrenza e la possibilità di errori di calcolo rendono la penisola coreana uno dei punti più sensibili del sistema globale. Un discorso a parte merita il Papa. Diversamente dagli altri protagonisti, non dispone di eserciti, di basi militari, di risorse economiche paragonabili a quelle delle grandi potenze né di strumenti coercitivi. La sua forza risiede nell'autorità morale, nella capacità diplomatica della Santa Sede e nell'influenza esercitata su oltre un miliardo di fedeli cattolici e, più in generale, sul dibattito etico internazionale. Attraverso appelli, mediazioni, incontri con i capi di Stato e iniziative umanitarie, il Pontefice può contribuire a creare condizioni favorevoli al dialogo e alla riconciliazione, pur senza poter imporre decisioni ai governi. Il suo peso dipende dalla credibilità personale, dal prestigio della Chiesa e dalla disponibilità delle parti ad ascoltare la sua voce. Nella storia contemporanea non sono mancati esempi in cui la diplomazia vaticana ha favorito percorsi di distensione o facilitato contatti altrimenti difficili. Accanto ai leader degli Stati, continuano a esercitare un'influenza significativa anche i capi delle organizzazioni terroristiche e dei principali gruppi armati non statali. Pur non disponendo della forza di una grande potenza, essi possono destabilizzare intere regioni, provocare attentati di enorme impatto e innescare reazioni militari che coinvolgono numerosi Paesi. La storia recente dimostra come anche attori relativamente piccoli possano produrre conseguenze geopolitiche di vasta portata. Non va infine sottovalutato il ruolo dei principali leader europei e delle organizzazioni internazionali. L'Unione Europea rappresenta una delle maggiori potenze economiche del pianeta e, quando riesce a esprimere una posizione comune, può incidere in modo significativo sulla diplomazia, sulle sanzioni, sugli aiuti economici e sui processi di ricostruzione. Le Nazioni Unite, pur limitate dal diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza, rimangono il principale luogo istituzionale nel quale le grandi potenze continuano a confrontarsi anche nei momenti di massima tensione. In definitiva, la pace mondiale non dipende da un solo leader né da un'unica nazione. Essa è il risultato di un equilibrio estremamente fragile tra potenze politiche, militari, economiche e morali. Alcuni protagonisti esercitano la loro influenza attraverso la forza, altri mediante la diplomazia, altri ancora attraverso l'autorevolezza etica. Comprendere il mondo contemporaneo significa riconoscere che queste diverse forme di potere convivono e si condizionano reciprocamente. La sfida decisiva del nostro tempo consiste proprio nel fare in modo che il confronto tra questi protagonisti si svolga sul terreno del dialogo e della diplomazia, evitando che la competizione degeneri in un conflitto capace di mettere a rischio la pace dell'intera comunità internazionale.