RASSEGNA STAMPA S.

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• Il Passato sarà un buon rifugio, ma il Futuro è l'unico posto dove possiamo andare. (Renzo Piano) •

PAESI DELLA LEGA ARABA

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TESTO SC.

La differenza tra propaganda e istruzione viene spesso così definita: la propaganda impone all’uomo ciò che deve pensare, mentre l’istruzione insegna all’uomo come dovrebbe pensare. (Sergej Hessen)

sabato 11 luglio 2026


 


Per capire dove si stia spostando il centro della politica mondiale bisogna guardare sempre più verso Oriente. Tra il Mar Cinese Meridionale e Taiwan si concentrano oggi alcune delle tensioni più importanti del nostro tempo. Qui si incontrano gli interessi della Cina e degli Stati Uniti, passano rotte commerciali fondamentali e si gioca una parte decisiva della competizione tecnologica mondiale. Il Mar Cinese Meridionale non è semplicemente un mare asiatico. È una delle principali vie di comunicazione del commercio internazionale. Ogni giorno viene attraversato da navi che trasportano petrolio, materie prime, prodotti industriali e merci destinate a ogni parte del mondo. Una grave crisi in queste acque avrebbe quindi conseguenze immediate anche per Paesi molto lontani. La Cina considera quest'area fondamentale per la propria sicurezza e per la propria crescita. Pechino rivendica gran parte del Mar Cinese Meridionale, entrando però in contrasto con altri Stati della regione, soprattutto Filippine e Vietnam. Negli ultimi anni ha rafforzato la propria presenza costruendo strutture su isole e scogli contesi e aumentando l'attività della Marina e della Guardia costiera. Il punto importante è che la Cina sembra voler aumentare gradualmente il proprio controllo senza arrivare a una guerra aperta. Navi, pattuglie e pressioni sulle imbarcazioni degli altri Paesi modificano lentamente la situazione. Ogni singolo episodio può sembrare limitato. La somma di questi episodi, però, può creare nel tempo una nuova realtà. È una strategia particolarmente efficace perché mette gli avversari davanti a una scelta difficile. Reagire con la forza potrebbe provocare un conflitto. Non reagire significa invece accettare che l'equilibrio cambi lentamente. In questo quadro si inserisce Taiwan. Per la Cina, Taiwan è parte del proprio territorio e la riunificazione rappresenta un obiettivo nazionale. Taiwan, invece, vive da decenni come una realtà politica autonoma e la maggioranza della sua popolazione non vuole che il proprio futuro venga deciso da Pechino. Ma Taiwan non è importante soltanto per ragioni politiche. La sua posizione geografica è strategica. L'isola si trova davanti alle coste cinesi e rappresenta uno dei principali punti di accesso al Pacifico. Un eventuale controllo cinese di Taiwan cambierebbe profondamente gli equilibri militari dell'Asia e rafforzerebbe la capacità di Pechino di proiettare la propria potenza verso l'oceano. Esiste poi un'altra ragione fondamentale: i semiconduttori. Taiwan è uno dei principali centri mondiali per la produzione dei chip più avanzati. Questi minuscoli componenti sono indispensabili per computer, automobili, telefoni, sistemi militari e intelligenza artificiale. Oggi la potenza di uno Stato non dipende più soltanto dal petrolio, dalle fabbriche o dagli eserciti. Dipende anche dalla capacità di controllare le tecnologie più avanzate. Per questo Taiwan è diventata uno dei punti centrali della competizione tra Cina e Stati Uniti. Washington non riconosce Taiwan come uno Stato indipendente nei normali rapporti diplomatici, ma mantiene con l'isola stretti rapporti economici e di sicurezza. Gli Stati Uniti cercano soprattutto di impedire che la Cina possa modificare con la forza l'attuale equilibrio. La situazione è delicata. La Cina aumenta le esercitazioni militari e la presenza di navi e aerei intorno all'isola. Gli Stati Uniti rafforzano i rapporti con gli alleati asiatici e mantengono una forte presenza militare nella regione. Taiwan, nel frattempo, cerca di migliorare la propria capacità di difesa. Nessuno afferma di volere una guerra. Tutti, però, si preparano alla possibilità che possa avvenire. Il pericolo maggiore potrebbe non essere una decisione improvvisa di iniziare un conflitto. Potrebbe essere un incidente. Una collisione tra navi, un aereo abbattuto, una manovra interpretata come aggressiva. Quando forze militari di Paesi rivali operano continuamente nello stesso spazio, il rischio di errore aumenta. Esiste anche la possibilità che la Cina scelga una pressione graduale su Taiwan invece di una invasione. Un blocco navale, per esempio, potrebbe limitare i rifornimenti e il commercio dell'isola. Gli Stati Uniti si troverebbero allora davanti a una scelta molto difficile: intervenire rischiando uno scontro diretto con la Cina oppure accettare il progressivo isolamento di Taiwan. È proprio questa incertezza a rendere la situazione particolarmente pericolosa. Mar Cinese Meridionale e Taiwan rappresentano quindi due aspetti della stessa grande questione: quale sarà il ruolo della Cina nel mondo del XXI secolo e fino a che punto gli Stati Uniti saranno disposti a difendere l'ordine internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale. La Cina è ormai una grande potenza economica, tecnologica e militare. Vuole avere un ruolo maggiore nella regione che considera il proprio spazio naturale. Gli Stati Uniti, invece, non intendono rinunciare alla propria presenza nell'Asia-Pacifico né abbandonare gli alleati della zona. Tra queste due forze si trova un equilibrio sempre più fragile. Forse il futuro ordine mondiale non nascerà da una grande conferenza internazionale e neppure da una dichiarazione solenne. Potrebbe formarsi lentamente proprio in queste acque, attraverso piccoli cambiamenti successivi. Una nave alla volta. Una pattuglia alla volta. Una nuova posizione conquistata e poi trasformata in normalità. Quando il mondo si accorge che l'equilibrio è cambiato, qualche volta il cambiamento è già avvenuto.