RASSEGNA STAMPA S.

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• Il Passato sarà un buon rifugio, ma il Futuro è l'unico posto dove possiamo andare. (Renzo Piano) •

PAESI DELLA LEGA ARABA

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TESTO SC.

La differenza tra propaganda e istruzione viene spesso così definita: la propaganda impone all’uomo ciò che deve pensare, mentre l’istruzione insegna all’uomo come dovrebbe pensare. (Sergej Hessen)

sabato 30 maggio 2026

LA GUERRA COGNITIVA: IL NUOVO CAMPO DI BATTAGLIA INVISIBILE


 

Nel corso della Storia ogni rivoluzione tecnologica ha trasformato il modo di combattere. Dalla polvere da sparo alla guerra elettronica fino all’intelligenza artificiale il conflitto si è progressivamente spostato oltre il terreno fisico. Oggi si combatte anche per influenzare percezioni, emozioni, convinzioni e processi decisionali degli individui e delle società. La guerra cognitiva è un’evoluzione delle tradizionali operazioni psicologiche. La sua caratteristica più insidiosa è l’invisibilità. Un attacco militare produce danni materiali, vittime, distruzione. Un attacco cognitivo agisce lentamente insinuandosi nei meccanismi della fiducia collettiva. Può alimentare polarizzazione politica, diffondere disinformazione, creare sfiducia nelle istituzioni, manipolare il dibattito pubblico e alterare la percezione della realtà. Spesso non ci si accorge nemmeno di essere oggetto di influenza. Le fake news rappresentano solo la parte più visibile del fenomeno. Più sofisticate sono le campagne costruite attraverso micro-targeting, analisi comportamentale e utilizzo dei dati personali. Gli algoritmi delle piattaforme digitali tendono a privilegiare contenuti emotivamente forti, divisivi o sensazionalistici. In tale contesto anche l’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo cruciale. I sistemi generativi sono ormai in grado di produrre testi, immagini, audio e video estremamente realistici. I cosiddetti deepfake possono simulare dichiarazioni di leader politici, alterare eventi o creare scenari completamente falsi ma credibili. Il rischio non riguarda soltanto la diffusione di contenuti manipolati, ma anche l’erosione della fiducia generale: quando tutto può essere falso, diventa difficile distinguere il vero dal costruito. La guerra cognitiva non è limitata agli Stati. Attori privati, gruppi ideologici, organizzazioni criminali e persino singoli individui possono partecipare a campagne di influenza su larga scala. Questo rende il conflitto decentralizzato e permanente. Ogni crisi internazionale, elezione politica o emergenza sanitaria diventa terreno fertile per operazioni cognitive mirate a orientare il comportamento collettivo. Un aspetto centrale è la trasformazione del cittadino in bersaglio cognitivo. Le neuroscienze, la psicologia comportamentale e l’analisi dei big data consentono oggi di comprendere con grande precisione le vulnerabilità emotive e cognitive delle persone. La finalità non è soltanto convincere qualcuno di una determinata idea, ma modificare il modo stesso in cui interpreta la realtà. In questo senso la guerra cognitiva si distingue dalla semplice propaganda: punta a intervenire sui processi mentali, non solo sui contenuti comunicativi. Gli stessi strumenti che garantiscono partecipazione democratica possono essere utilizzati per destabilizzare. Sarebbe riduttivo interpretare la guerra cognitiva solo in chiave militare o geopolitica. Essa riguarda anche il mondo economico e culturale. Le grandi piattaforme tecnologiche influenzano quotidianamente preferenze, consumi e orientamenti sociali. Modificano il rapporto con il tempo, la capacità critica. La risposta non può essere solo tecnologica. Servono strumenti culturali, educativi e istituzionali. L’alfabetizzazione mediatica assume un ruolo strategico: insegnare a riconoscere fonti affidabili, comprendere il funzionamento degli algoritmi e sviluppare pensiero critico è oggi una forma di difesa collettiva. Allo stesso tempo le istituzioni devono trovare un equilibrio delicato tra contrasto alla disinformazione e tutela delle libertà civili. Chi controlla la percezione della realtà esercita un potere enorme sulle società contemporanee. In un mondo iperconnesso il dominio non passa più solo attraverso la superiorità economica o militare, ma attraverso la capacità di orientare l’attenzione, influenzare le emozioni e modellare le narrazioni collettive. Pertanto, il vero campo di battaglia del XXI secolo non sarà solo proteggere i confini di uno Stato, bensì preservare l’autonomia critica delle persone.

Roberto Rapaccini