Il paradosso del summit di Pechino del maggio 2026 risiede nella netta divergenza tra la conclusione di accordi commerciali "tangibili" e l'incapacità di risolvere le tensioni geopolitiche strutturali, un fenomeno che ha portato gli osservatori a definire l'incontro come il "summit dello stallo".
Gli
accordi commerciali
Per
Donald Trump, il successo del summit dipendeva dalla possibilità di presentare
all'elettorato americano risultati concreti e immediati, necessari per
giustificare la visita nel mezzo di un conflitto in Iran e di una crisi
energetica.
• Settore Aerospaziale: è stato annunciato
l'acquisto da parte della Cina di 200 jet Boeing, un ordine che Trump ha
ipotizzato possa salire a 750 nel tempo, sebbene le azioni Boeing siano
inizialmente calate poiché le aspettative del mercato erano superiori.
• Agricoltura e Energia: Pechino ha
acconsentito all'acquisto di circa 17 miliardi di dollari in prodotti agricoli
(soia, carne bovina e pollame) e ha mostrato interesse per il petrolio e il gas
naturale statunitense.
• Tecnologia: come "ramoscello
d'ulivo", gli Stati Uniti hanno autorizzato dieci aziende cinesi
all'acquisto dei chip Nvidia H200, pur mantenendo sostanzialmente invariate le
restrizioni generali sull'export di semiconduttori avanzati.
• Dialogo Istituzionale: è stata decisa la
creazione di un Board of Trade e di un Board of Investment per gestire il
commercio di beni non sensibili e facilitare gli investimenti reciproci.
Lo
stallo strategico
Nonostante
la cordialità di facciata e il simbolismo dei cipressi intrecciati a
Zhongnanhai, il summit non ha scalfito i nodi cruciali del rapporto bilaterale:
• Taiwan: Xi Jinping ha ribadito che
Taiwan è la "prima linea rossa" e il tema più importante. Trump ha
mantenuto una posizione vaga, rifiutando di confermare se gli USA
interverrebbero militarmente in caso di attacco e procrastinando l'approvazione
di un pacchetto di assistenza militare da 14 miliardi di dollari.
• Il conflitto in Iran: sebbene entrambi i
leader abbiano concordato sulla necessità di uno Stretto di Hormuz aperto e su
un Iran senza armi nucleari, la Cina non ha assunto impegni diretti per forzare
Teheran ai negoziati, continuando a fornire supporto indiretto (componenti
dual-use e immagini satellitari) che danneggia gli sforzi americani.
• Terre rare: nonostante la tregua
commerciale, Pechino rimane lenta nel concedere le licenze di esportazione per
le terre rare, mantenendo questa leva coercitiva contro Washington.
La
Natura del paradosso
Il
paradosso si spiega attraverso le diverse filosofie di leadership.
• Diplomazia transazionale (Trump): il
Presidente USA vede il rapporto come una serie di accordi d'affari. Portare con
sé i CEO di Apple, Tesla e Nvidia serve a segnalare la volontà di fare
business, ma per Pechino questo può essere interpretato come un segno di
debolezza e dipendenza dal mercato cinese.
• Stabilità strategica (Xi): il leader
cinese punta a un nuovo paradigma di relazioni in cui gli Stati Uniti accettino
l'ascesa della Cina come partner paritario. Citando la "Trappola di
Tucidide", Xi suggerisce che la coabitazione pacifica sia l'unica
alternativa al conflitto, cercando di rendere "negoziabili" temi come
Taiwan in cambio di stabilità economica.
In
sintesi il summit ha ottenuto una "pace fredda" economica ma ha
confermato che la competizione per il primato globale rimane un gioco a somma
zero, dove le concessioni commerciali sono solo uno strumento per gestire, e
non risolvere, un disaccordo profondo e strutturale. RR